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Norbello e Domusnovas Canales condividono gran parte delle tradizioni popolari riscontrabili nel resto dell’Isola. L’anno inizia con i fuochi di Sant’Antonio abate, che qui a Norbello trovano espressione con il rito de Sa Tuva (il tronco di una vecchia quercia, ormai cavo per vetustà), comune in ampia del Guilcier, ma che qui a Norbello riveste un ruolo speciale: è l’occasione rituale perché i giovani in età matura, i nuovi “adulti”, facciano il loro ingresso “ufficiale” nella società dei padri: sa tuva de sa leva noa (la nuova leva).
Il rito – come ben s’intuisce –, ha una particolare attenzione dei genitori ed è oggetto di una corale partecipazione.
Una breve sintesi di quanto accade può essere tratta dal film documentario Da Norghiddo a Norbello, di Ignazio Figus e Giacobbe Manca:
– “Sa Tuva” viene eretta nella piazza convenuta e la notte tra il 16 e il 17 gennaio sarà bruciata davanti alla comunità riunita nella prima festa pubblica dell’anno. [...] – Il grande fuoco notturno, le alte fiamme da esso sprigionate sono un auspicio, un esorcismo corale per le lunghe notti invernali – perché la Natura – la Grande Dea Madre Fertile – riconquisti col ritorno del calore solare l’auspicato vigore vegetativo, manifesto nel rigoglio fiorito della primavera. [...] – Il chiaro simbolismo de “sa tuva” – col fusto fallico eretto verso il cielo –, esprime l’antico culto agrario della fertilità e sopravvive come retaggio del rito iniziatico dei ragazzi: – un culto antico quanto la società degli uomini, a scandire il fondamentale succedersi delle generazioni.–
Testo di Giacobbe Manca